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Firenze
24 Gennaio 2010

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RIFUGIO GUALDO - BORGO DI MORELLO

 

Facile anello di 8 km (per circa 2 ore mezzo di cammino) e 200 metri di dislivello
 



In realtà una passeggiata preliminare ad una seduta (a tavola)
tanto per smaltire in anticipo l'introito calorico successivo al ristorantino
del Gualdo dove Italo e Walter ci attendono ben consapevoli
dell'eroico compito che ci attende

 

Partenza dal Rifugio Gualdo sulle pendici di Monte Morello (comune di Sesto Fiorentino). Dopo una breve ripida salita per strada sterrata - molto frequentata da bikers - si giunge alla Fonte del Ciliegio (vedi foto in fondo pagina) - e si prosegue per un po' in discesa in direzione Calenzano.

Abbiamo un problema: dobbiamo far passare il tempo fino a mezzogiorno per il nostro appuntamento con la dieta al Rifugio.

Per evitare un ritorno noioso sulla stessa strada si scende lungo il torrente Chiosina fino al borgo abbandonato di Morello già visitato in una recente escursione per infine risalire sulla ripidissima asfaltata che da Sesto conduce al piazzale Leonardo da Vinci su Monte Morello.

A fianco - in giallo puntato - il percorso registrato dal GPS Garmin.

 

E qui il profilo altimetrico dell'escursione.
Panorama dal Gualdo.
Dal Rifugio si gode di un'ampia veduta sulla piana tra Calenzano e Prato.
La discesa nella valle del Chiosina, poco dopo aver lasciato la Fonte del Ciliegio.
Il borgo di Morello.
La salita - asfaltata - che riconduce al Rifugio.

Osservate bene: l'impressione è che si tratti di un falsopiano.
Proprio così perché più falso di questo non si può immaginare: pendenza di oltre il 20%, solo i bikers ben preparati riescono a salirci col rampichino senza mettere il piede a terra !

Mai fidarsi di una foto non manipolata !

L'occhio vigile del CAI ci osserva dappertutto.
Lungo la strada dei "cenci" ( a Firenze si chiamano così le stoffe e i vestiti in cattivo stato) abbandonati. Per il momento sospendete il giudizio sulla salute mentale del vostro fotografo ( e compilatore di questo sito) che fotografa perfino la robaccia per terra e - scorrendo la pagina - guardate se, col senno di poi, non era un segno di preannuncio di quello che ci attendeva una volta a tavola.
Finalmente il Rifugio Gualdo ...
Sì, avete letto bene: sulla porta del rifugio c'è scritto "PIATTI TIPICI".
E' per questo infatti che siamo qui.
Un piatto tipico di Sesto Fiorentino: le "budellina", ovvero l'intestino del maiale.

Gli schizzinosi si voltino dall'altra parte, ma quelli che a Firenze amano il "lampredotto" (tipico solo di Firenze) hanno ignorato il pessimo aspetto e hanno molto apprezzato il sapore.

Se siete curiosi e volete assaggiare questo secondo di cucina povera contadina andate in fondo alla pagina per leggere la ricetta.

Una bella tavolata. A domanda il ristoratore risponde che ci sono voluti sessanta maiali (gulp !) per cucinare 15 chilogrammi (doppio gulp !) di "budellina" !

Naturalmente non c'era solo questa tavolata da servire.

Da notare la raffinatezza e l'eleganza del popolo di Sesto che da sempre parla di "budellina" e non di budella (come in italiano). Tutto per ingentilire una parola che appare troppo rude e volgare.

Intanto Lucile memorizza la scena sulla sua fotocamera.

Chissà cosa racconterà a Parigi: meno male che "budellina" è intraducibile in francese !

Alla Fonte del Ciliego, dove in salita inizia il sentiero detto "rompistinchi"
e in discesa quello per il borgo di Morello: indovinate quale abbiamo preso ...



Sulle rive del minuscolo neonato Chiosina, poco prima di abbandonarlo
per scendere al borgo di Morello

 

 

LA RICETTA (tratta dal sito mondocibo.it)

 

Un piatto un po' difficile da presentare sulle tavole di oggi ma ancora molto apprezzato nel comprensorio fiorentino, dove lampredotto e trippa sono il mangiare da strada. La ricetta è tratta da "Il grande libro della vera cucina toscana" di Paolo Petroni. Dall'altra parte di Firenze rispetto a Sesto, ossia verso l'Impruneta, le budella vengono utilizzate, insieme ad altri scarti del maiale macellato "per la salatura", per un piatto di carni bollite e servite con la salsa verde, come racconta Leo Codacci nel suo "Civiltà della tavola contadina".

 

per 4 persone

 

• budella di maiale gr 800

• mezzo cavolo verza

• una cipolla

• una carota

• un gambo di sedano

• 4 pomodorini da brodo

• prezzemolo

• 4 spicchi d'aglio

• rosmarino

• cannella

• 2 chiodi di garofano

• pepe in grani

• sale

 

Lavate le budella più volte, da dritto e da rovescio, prima in acqua fredda e poi in acqua calda (la tradizione vuole 20 lavaggi ma oggi si trovano in commercio già pulite).

In una pentola capace mettete le budellina, copritele con abbondante acqua e poi unite i pomodori, gli odori a fette e tutti gli aromi e le spezie.

Salate e fate cuocere lentamente per 3 ore.

Passato questo tempo aggiungete il cavolo tagliato a listerelle e tenete sul fuoco un'altra ora.

È d'uso servirle calde insieme a dei sottaceti.

Nota

Le "budella" sono tipiche di Sesto fiorentino, dove pare siano apprezzate da molti secoli.

Il loro nome è proprio "budella", il diminutivo, più gentile, "budellina", non è accettato dai puristi locali.

Sesto è tanto nota per questo piatto che qualcuno ha messo in giro questa simpatica rima (l'ho letta su di un cartoncino distribuito nel corso di una sagra locale): " ... io un vo' di' che a  Sesto vu sia della gentaccia, però il companatico vu lo misurate a braccia".

Il companatico è il piatto forte, ciò che si mangia con il pane, ciò che invece "si misura a braccia" sono proprio le budella di maiale.