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Firenze

19 Ottobre 2003

 Parco Brasimone Suviana

La magia della luce si riconosce meglio
quando, tentando di farsi largo a fatica tra la nebbia,
 si confonde col respiro ...



ed è la pioggia a dare nuova luce alla luce

Dunque l'avete capito: giornata di pioggia (brutta sì, ma gradita in questo lungo periodo di siccità).

L'escursione in terra emiliana prende il via dalle rive del bacino di Brasimone (mt. 845).
Abbiamo lasciato il sole oltre l'Appennino per camminare un giorno intero nella pancia impalpabile di uno strato nuvoloso grigio e denso.

Solo 11 escursionisti.
Gli altri, visto il tempo brutto della sera e della notte precedente, hanno deciso di continuare a dormire.
Gli 11 invece hanno tentato la sorte e si sono lasciati alla spalle il bel sole - ancora primaverile - di Firenze.
E' stato un tuffo nell'inverno. Comunque, quando si è in pace col mondo e con noi stessi, tutto, perfino l'aria umida di nebbia, appare (è) bello.



Sulla riva del lago (in realtà un bacino poichè è sbarrato da una diga) un cartello indica che siamo nel Parco Regionale dei Laghi: infatti a una decina di chilometri in linea d'aria e 400 metri più sotto
 c'è anche il "lago" di Suviana.
Verrebbe quasi voglia di andarci, ma la nostra meta è più vicina
 e arriva nella zona di Monte Calvi.

Il torrente Brasimone è l'immissario (il ponte ne segnala l'ingresso nel bacino) e l'emissario dello specchio d'acqua.
Dalla parte opposta, oltre la diga una bella escursione che abbiamo effettuato nel 2001: il sentiero Giovannelli ( inadatto ai non esperti e a chi soffra di vertigini )
Dalla spalletta del ponte si gusta il sapore dell'autunno: i colori forti e caldi delle foglie emergono dalla pallida luce della nebbia con la stessa intensità con cui un pittore impressionista trasforma la trama vuota della tela in un gioco di forme e colori.

L'anomala (ma prevista) siccità di questa estate ha trasformato il Brasimone in un tranquillo rivolo.
In parallelo al corso d'acqua i nostri camminano in senso inverso alla corrente.

Tutto appare calmo.
Chi ha la macchina fotografica non ha altro da fare che scegliere l'inquadratura più suggestiva.
   
Le segnalazioni sono ben fatte.

"Mangiamele", "Capravecchia", "Stagno" ... tutte hanno alle spalle una storia contadina - povera - ma che ha resistito, almeno nel nome.

Il numero 9, quello per Capravecchia, è il nostro.

Lungo il percorso anche un occhio distratto può cogliere lo spettacolo silenzioso che la natura offre (gratis).

Qui una famiglia di funghi, ancora molli di pioggia, in mezzo all'ortica per la serie "l'unione fa la forza".

Qui il bosco immerso nel primo sonno autunnale, oscuro, fitto, come ce lo immaginavamo nelle favole quando un lupo cattivo era pronto a balzare addosso a un cappuccetto rosso di passaggio.
E poi tracce di passaggi veri come tra i ruderi di Logamano (luogo umano) dove una pietra segnala l'anno in cui l'edificio fu costruito o ampliato 70 anni fa.

In solo 70 anni il mondo è diventato un altro. Sul sentiero e nel bosco e fra questi ruderi più nessuno.

Solo la vegetazione cresciuta in pace, al di fuori delle contese ideologiche, fuori dalla lotta per il potere, lontano dalla giungla del mondo.

Alberi che crescono e muoiono e cadono e ancora vivono: qui l'ultimo segnale bianco/rosso.

Esattamente qui i segnalatori del sentiero 9 devono essere stati rapiti dal lupo mannaro: ai bivi successivi abbiamo dovuto ricorrere all'istinto e al senso di orientamento. Per giunta eravamo già fuori cartina.

Ma il timore di aver smarrito la strada e più ancora quello di ripercorrerla all'indietro per tornare al punto di partenza non ci hanno impedito di continuare a camminare col gusto di stare in mezzo al bosco.

Ecco un forte profumo di menta, mai sentito prima così intenso. Così ci si ferma a coglierne una ciocca per inspirarne la fragranza.

Non sappiamo dirvi come, ma alla fine, dopo un bel pò è ricomparsa una segnalazione per Capravecchia. Vedendo come si metteva la faccenda e il tempo, si è deciso di riprendere la strada asfaltata per tornare al lago di Brasimone. Ma quando siamo usciti allo scoperto eravamo sul lago di ... Suviana, esattamente sopra la chiesetta di Stagno all'estremità meridionale del lago.
Rifocillatisi all'ombra del campanile, sicuri di non perdersi più, si è presa la strada del ritorno. Bella, ma lunghissima, oltre 12 chilometri (la gita prevista per 10 chilometri ha invece oltrepassato i 20).

Un bar a Bargi - caffè, cappucci e cioccolate a volontà - ci ha dato l'energia che ci voleva.

Anche Walter - anni 71, estate passata a oziare e giustamente fuori allenamento - ce l'ha fatta, bravo Walter !

Eccolo sul culmine dell'ultima ripida salita, nei pressi di un tabernacolo (da cui inizia anche il sentiero 9) in atteggiamento devoto (giustappunto per avercela fatta)

 

I colori dell'autunno emergono dal nulla



foglie verdi ...

foglie rosse ...


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Stefano Bugetti