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Firenze

 5 Maggio 2007
 

Anello di Capraia (Arcipelago Toscano)

 

Itinerario di 13 km per 5 ore di cammino



Mufloni e conigli selvatici sono gli unici altri abitanti dell'isola oltre i 350 residenti.

 

Non ci sono parole per descrivere la bellezza selvaggia di questo itinerario, un anello da poco interamente percorribile.

Se scegliete una giornata di sole, come è capitato a noi (ma attenzione ai mesi troppo caldi: partire con una riserva d'acqua sufficiente!), lo spettacolo è assicurato.

La camminata inizia dalla stradella accanto alla chiesa del paese e sale fino alla Piana di Santo Stefano (si veda la pagina relativa all'escursione del giorno prima alla Cala del Ceppo). Al bivio si volta a destra per Monte Le Penne e lo Stagnone.

Si prosegue per ripida salita su selciato sassoso, tutto in mezzo alla macchia mediterranea. Quando la salita si addolcisce si prende un sentiero che si stacca sulla destra. Superato un dosso e una bella valletta coperta di asfodeli, in breve si giunge allo Stagnone, il più grande invaso naturale dell'Arcipelago Toscano. In realtà uno specchio d'acqua profondo appena 1 metro e largo al massimo 100 metri.

A sinistra le tracce lasciate dal GPS.

 

 

Dallo Stagnone - dove è obbligatoria una piccola sosta - con poco sforzo si raggiunge il punto più panoramico dell'isola. E' dalla cima del Monte Le Penne che lo sguardo abbraccia quasi tutta l'isola. In un solo colpo d'occhio si apprezzano le coste rocciose e frastagliate e il manto verdissimo della macchia mediterranea e - a due passi - l'isola d'Elba a sud e la Corsica a ovest.

La discesa verso la colonia penale è ripida (e scivolosa in caso di pioggia). Quando sembra di essere arrivati quasi al porto una lunga serpentina di sterrata si snoda per molti chilometri. Dal porto in breve si chiude il cerchio fino al paese.

 

L'escursione si inserisce in una fitta macchia odorosa.
A farla da padrone il cisto coi suoi mille e mille occhietti bianchi.

Oltre il cisto numerose altre piante si affollano  a formare uno strato fittissimo di verde luminosissimo: corbezzolo, lentisco, mirto, erica, elicrisio.

Il tratto che dalla Piana porta al bivio per Monte Le Penne è interamente costruito dall'uomo: una strada sassosa che taglia direttamente e talora ripidamente (la foto inganna) il manto vegetale. Le pietre sprigionano calore e il sole brucia, ma la suggestione di questo "mare" di verde è forte.

Superato il bivio (la stradella che si abbandona piega a sud verso Monte Arpagna e Punta dello Zenobito, noi invece prendiamo un sentiero verso nord) si susseguono stupende vallette foderate di asfodeli un pò sfioriti.

All'improvviso appare il mare, di un azzurro profondissimo, e il verde per contrasto appare ancora più smeraldo.

Lo "Stagnone" in realtà è una pozza d'acqua molto modesta, ma è la fatica per raggiungerlo a renderlo magico.
Arrivarci è un privilegio, è il giusto premio che ripaga dello sforzo.

E' anche un bel luogo dove non si può fare a meno di sedersi al sole e guardare, partecipi dell'immensità silenziosa di un mondo che non conosciamo, eppure è il nostro.

Una foto di gruppo ci vuole. Per non dimenticare. Per la serie: "io c'ero".

Una foto ? Meglio due ! Così mentre il fotografo si apposta ci si crogiola ancora un pò a questo sole !

E non può certo mancare un'inquadratura con dietro lo "Stagnone" !

Gli asfodeli crescono dappertutto qui.
Non sono bellissimi, ma il nome sì, è stupendo: ricorda un bel racconto di Edgar Allan Poe.

Ancora un pò di sforzo e siamo sul più bel punto panoramico di Capraia: Monte Le Penne (mt. 425).
Ci si arriva a mezzogiorno in punto. Luogo più bello per fermarsi a mangiare un panino non si poteva scegliere.

Lo spettacolo - per usare un'espressione semplice - è da mozzafiato.
La Corsica è lì a due passi.

E sotto, a precipizio, esattamente 425 metri sotto, uno specchio azzurro per il cielo.

Girando appena l'occhio lo sguardo si posa sul velluto che copre la groppa dell'isola e sullo sfondo l'Elba, anche quella a un passo.

Alle nostre spalle  un puntino bianco - minuscolo - una vela - riporta alle giuste proporzioni.

Una discesa ripida ci conduce in breve sul lato est dell'isola.
All'improvviso, dietro uno spuntone di roccia, appare Capraia e il suo piccolo porticciolo scaldati dal sole (mentre sul Monte Le Penne accorrono minacciose le solite nubi orografiche pomeridiane tipiche dei rilievi nelle giornate di bel tempo).

Il porto appare vicinissimo in linea d'aria, ma la strada che attraversa l'ex Colonia Penale, oggi in completo abbandono,  si perde in lunghi tornanti per diversi chilometri prima che si possa chiudere l'anello.

Alle 17 - a malincuore - stanchi ma soddisfatti si lascia il porto di Capraia col traghetto (lo stesso della foto sopra).

E' come svegliarsi e uscire da un bel sogno: per un attimo - appena svegli - ci rimane il sapore di quel sogno.

I gabbiani ci seguono per un pò e per un pò continuiamo ad assaporare il piacere della giornata.

Eccoli qua i nostri amici senza zaino. Ci osservano dall'alto con aria giuliva (Ah come si sta bene senza zaino!)

In realtà - più prosaicamente - sono alla ricerca di cibo ...

Poi se ne tornano indietro. Non potrebbero starsene lontani dalla loro tranquilla isoletta.
Rinunciano alle scorie delle città, loro.

Noi no, non possiamo rinunciare alle nostre nevrotiche giornate in città sulla terraferma.
Avevamo lasciato Livorno il giorno precedente sotto la pioggia e a metà strada, nei pressi della Gorgona, ritroviamo la pioggia, proprio come se il sogno fosse finito davvero.

A quando un'altra gita bella così?