G


ruppo

A


mbiente

T


rekking


Le 

T

O

  
rri  

 

Firenze

22 Febbraio 2004

 Dalla Consuma a Tosi

il modo più bello (e quindi più difficile)
per godere della natura è osservarla


il modo più brutto (e quindi più facile)
per godere della natura è frastornarla

Foto scattata sul sentiero di crinale
tra il Passo della Consuma e il Valico di Croce Vecchia alle ore 11 del 22/02/2004

dove si dimostra che gli "idealisti" si devono fare da parte quando arrivano i "duri"
(la strada è "severamente interdetta" al traffico veicolare, ma le sbarre sono divelte)

 

Ci siamo riusciti. Un sacco di gente cerca tutte le settimane di farlo, nella speranza di cambiare vita, ma pochissimi ci riescono. Noi sì.

Abbiamo fatto 6 !

Solo sei eravamo, quelli che non mollano per la paura di essere ammollati dall'acqua di questo piovoso (e benedetto!) inverno (neve al nord e acqua rossa al centro - il Sahara è vicino e presto avanzerà dicono i climatologi)

Una macchina a Tosi, con l'altra tutti (!) alla Consuma: schiacciata all'olio e via.

Non fa freddo. Umido sì.
Le gocce di pioggia che formano le nuvole si sono subito condensate sui nuovi arrivati.

Ma guardino (gli altri 60 iscritti al gruppo trekking) che spettacolo si sono persi.

Anche nel pieno inverno la foresta di Vallombrosa - fatta di faggi e abeti - è uno dei luoghi più magici che si possa immaginare: mancano solo il Lupo e Cappuccetto Rosso.

Bianco rosso e verde - i colori nazionali - coprono il terreno di questo fine inverno: chiazze di neve qua e là, le foglie rossastre dei faggi, il muschio che copre ogni sasso e si alimenta avidamente della sua umidità.
Una foglia - una fra i milioni di foglie - va lentamente decomponendosi, dopo essersi lasciata andare dal ramo sotto il peso leggero di una recente nevicata.
L'escursione si svolge su stradelle e sentieri larghi. Il grigio della nebbia non riesce a nascondere la bellezza maestosa dei luoghi

La neve concilia sempre bei pensieri.

E' gentile con la scarpa e non si ostina a resistere al peso del corpo, e cede con un piccolo scricchiolio, quasi un soffio.

Confonde e copre ogni segno, ma rivela anche le tracce di chi ci ha preceduto e ci dice se di umano si tratta o di capriolo o di cinghiale.

Già, quassù è il cinghiale il vero padrone del bosco: vaste zone del bosco sono scavate e smembrate e appaiono come dopo un terremoto o un bombardamento.

Pioviscola, abbiamo detto.

E gli ombrelli camminano da soli lungo il sentiero.

E l'acqua che scende dal cielo inzuppa i muschi, scivola sulle cortecce, s'infiltra tra le foglie marce e penetra nella terra.

E poi si ritrova in un rivolo, in un fosso, in un torrentello.

I corsi d'acqua sono gonfi, pieni di spuma fragorosa.

La Comunità Montana ha ricostruito molti ponticelli: qui il Ponte della Befana

E questo è il Ponte di Michelino - sul fosso dei Bruciati - presso Raggioli, a mezz'ora di cammino da Tosi.
Poi ci sono i vecchi ponti, come questo in pietra - o quello sotto (a sinistra).

Ovunque acqua che corre a rotta di collo, spinta da altra acqua che deve lasciare a sua volta spazio e in fretta a quella che viene dopo.

 

Anche l'acqua, come la neve, suscita belle emozioni, questa volta energiche e vitali.
Neve placida. Acqua chiacchierina.

Alle 4 del pomeriggio, dopo circa 5 ore di cammino lungo il sentiero 00, il sentiero 6, il 7 e l'8, i 6 della compagnia giungono a Tosi dove l'attende 1 auto.

Pochi ma buoni.

Un segno del CAI su un leccio può suggerire un atto di violenza:
ecco perché non si finisce mai di imparare a osservare con calma

 


  alle escursioni 2002
 

 

alle escursioni 2003

come contattarci

testo e foto

Home Page

Stefano Bugetti