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Firenze

 

APUANE: ANTRO DEL CORCHIA

Cartina elaborata da una mappa a cura del Comune di Stazzema e dell'APT Versilia

cartina

Monte Corchia mt. 1677

Il logo del Parco delle Apuane.

A sinistra un'immagine del Monte Corchia.

Per informazioni telefonare alla Foresteria (Levigliani di Stazzema):

0584/778405
info@antrocorchia.it

Altre notizie sul Parco della Apuane:

http://www.parcapuane.toscana.it

 

Informazioni

 

 LA SCHEDA DI PRESENTAZIONE DELLA REGIONE TOSCANA

Ecco cosa si vedrà nella visita dell'Antro 

Due ore nel cuore della montagna 
Dalle case di Levigliani alla stupefacente Galleria delle Stalattiti

La partenza. Per iniziare la visita la prima tappa non può non essere il paese di Levigliani di Stazzema, a cui si arriva seguendo quella strada provinciale di Ami che attraversa le Alpi Apuane collegando la costa versiliese alla Garfagnana. Incastonata su una sorta di terrazza orografica, a 600 metri di altitudine, alla base delle imponenti pareti del Monte Corchia e con una spettacolare vista sul mare, Levigliani merita senz'altro una sosta.

L'ingresso all'Antro dista 2 chilometri dall'abitato e si raggiunge in pochi minuti grazie ad un servizio navetta che risale una strada marmifera fino a quota 860 metri. Alla cavità naturale si accede attraverso un accesso ricavato all'interno di un vecchio saggio estrattivo, superando tre porte in successione, installate per controllare gli scambi di corrente tra l'ambiente esterno e quello interno.

L'ingresso in grotta. Superate le tre porte, si apre il tunnel vero e proprio, tutto rigorosamente naturale, a quota 880 metri. Si procede attraverso un percorso attrezzato di passerelle e gradoni di acciaio, mai a contatto con il fondo della grotta, con un'illuminazione che si attiva al passaggio dei visitatori.

Sulla destra, appena entrati nella cavità, si nota una prima concrezione stalagmitica, di forma conica, denominata Il Gendarme, poi si affronta subito una discesa in forte pendenza (37 metri di dislivello, 212 scalini) attraverso la Galleria Franosa - cavità che supera anche i 30 metri di altezza, con una larghezza mai superiore ai 4 metri -e si procede poi attraverso la Galleria degli Inglesi (così detta perché scoperta nel 1968 da speleologi del Derbyshire): 245 metri di lunghezza, nella parte attrezzata, che consentono di ammirare uno scenario di particolare suggestione, quello di un reticolo di gallerie che sembrano aprirsi ovunque si getti lo sguardo, tra pozzi, salti, blocchi di marmi dai colori viola scuro.

Qui, come nella successiva Galleria del Venerdì (261 metri, si chiama così perché fu scoperto in un venerdì del 1968 dal Gruppo speleologico fiorentino), le sorprese sono innumerevoli: dalla Galleria della Neve che si apre in alto alla cascatella che precipita da un alto camino incidendo la parete con ampie scanalature, dalle striature rosso ruggine al rumore di un fiume sotterraneo che giunge dal basso, nei giorni di piena. Un anfratto stalagmitico è stato ribattezzato Capanna trogloditica. Un ponticello supera le acque trasparenti del Laghetto del Venerdì. E ancora ecco la stretta e profonda forra in cui si getta un torrentello. Arriviamo al cuore della visita, con il percorso attrezzato che disegna un anello di 321 metri.

La foresta delle stalattiti. La bellezza di quanto si è visto finora sta per lasciare il posto ad una vorticosa successione di spettacoli mozzafiato, ad un mondo sotterraneo che lo speleologo Jean-Carlo Fait ha definito un'oasi di rara bellezza in un mondo di pietra, di fango e d'acqua. Funziona da anticamera la Foresta pietrificata: foresta, perché stalattiti e stalagmiti ci circondano da ogni lato, imponendo un percorso a zig-zag, alla ricerca di un varco; pietrificata, perché l'acqua non scorre più, non vivifica. Pochi passi ancora e si entra nella parte "viva", ovvero nella straordinaria Galleria delle Stalattiti: uno spettacolo indescrivibile di stalattiti e stalagmiti, trine e drappeggi di pietra in tutte le forme e le varietà cromatiche, tra pareti che sembrano scolpite e pozze d'acqua limpida. La sensazione di essere al cospetto di un'opera d'arte è rafforzata dalla vista dell'unico pilastro che sembra sorreggere la volta. Poche sale sotterranee possono regalare questo impatto.

 

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Stefano Bugetti