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Firenze

18 - 25 giugno 2003: una settimana in CORSICA

19 Giugno 2003

 Calvi e dintorni



Fin dal secondo giorno il gruppo si divide.
Gli "escursionisti" lasciano Ile Rousse come da programma verso Calvi

per iniziare l'escursione che li porterà sul
Capu di Aveta (mt. 703) - la collina che domina Calvi.
Altri partiranno più tardi per la spiaggia di Calvi  dove i due gruppi si ritroveranno nel primo pomeriggio.
Sulla carta l'escursione appare semplice. Ma ...

Qualche piccola difficoltà a scovare l'inizio del sentiero. Sull'entroterra di Calvi ci sono decine di stradine che portano in collina, ma bisogna avere una carta dettagliatissima e molto fiuto per capire dove portano.
Ci rendiamo subito conto che le indicazioni non sono chiare come nell'Appenino o sulle Alpi.

Diciamo che sono abbastanza "approssimative".

Comunque riusciamo nell'impresa e troviamo il cartello che indica Capu di Aveta.
Luciano controlla l'ora di "partenza". Pronti ? Via !

Subito il sentiero si fa stretto, in una parola ci si infrasca nella macchia che più fitta non si può immaginare nè descrivere. Il sentiero si stringe, si stringe fin quasi a scomparire.
Di segnali neanche più l'ombra. Qualche dubbio. Eppure nessuno ha notato bivi o sentieri alternativi.

Ci alziamo di quota in uno stretto cunicolo di bosco, quasi mai in posizione eretta, costretti a contorsioni che spesso lasciano incastrati gli zaini tra i rami.

A fianco le conseguenze delle strettoie.
Stefano, che è partito con una camicia a maniche lunghe, arriverà con la camicia a brandelli.

Chi è partito in maglietta e pantaloni corti collezionerà graffi di ogni forma e misura su braccia e gambe, mentre maglietta e pantaloni corti cambieranno aspetto nel colore e nella forma.

Di questo tratto non abbiamo immagini disponibili per il buio fitto ( a metà mattina) e la necessità di concentrarsi su dove mettere mani e piedi (il che esclude la voglia di fare fotografie).

Per vedere la mappa del percorso
un click
QUI

Solo in un punto e per un attimo si apre una "finestra" su Calvi e il suo golfo: un masso di roccia chiara in primo piano e laggiù il mare.

Non sappiamo bene dove siamo, ma stiamo salendo.

Dunque si prosegue, rituffandoci di nuovo nel folto.

Fino a sbucare all'aperto su un lastrone di roccia, inzuppati di sudore e consapevoli di aver preso un'altra strada. Non quella segnalata sulla guida, ma un vecchio sentiero secondario (linea nera tratteggiata sulla cartina), frequentabile e frequentato ormai solo da cinghiali.

Come avremmo fatto se non avessimo avuto e saputo leggere cartina, bussola e altimetro ?

Grazie a questi strumenti non ci siamo persi d'animo. Il sentiero su cui eravamo avrebbe comunque raggiunto, anche se per via più lunga, il crinale e Capu di Aveta.

Il peggio era passato. Ora si riusciva a orientarsi anche a vista.
Ma il peggio vero non era quello che avevamo avvertito: il sudore, la fatica, gli strappi, i graffi.
Al peggio vero non ci avevamo pensato.
Ci è venuto in mente solo l'ultimo giorno, quando a S. Florent abbiamo visto prender fuoco la macchia
sulle colline dietro il paese, con le fiamme che avanzavano velocissime in alte lingue di fuoco.
Se fosse accaduto lì, mentre eravamo impigliati tra i rami di quella traccia di sentiero, saremmo tutti finiti arrosto, senza scampo.
La fortuna ci ha assistito. E subito è diventata esperienza: per i giorni successivi niente più escursioni del genere nel caldo infernale della bassa quota.

L'escursione è proseguita per un pò all'aperto, con nostro grande piacere, anche arrampicando su roccette.

Meravigliosi colpi d'occhio sul golfo.

Che il sentiero non fosse molto frequentato lo si capisce bene da questa immagine.

Dove finisce il passaggio obbligato nella macchia e comincia lo scoperto qualcuno ha messo qua e là degli ometti di pietra per procedere a vista.

Che fosse caldo insopportabile lo si capisce da quest'altra immagine: Stefano tenta di difendersi come può dagli implacabili raggi del sole.

A fine serata però avrà comunque una zona arrossata sul braccio sinistro in corrispondenza dello strappo sulla manica.

Ancora squarci sull'azzurro di mare e cielo attraverso gli occhielli di roccia color rosa.

Da quassù si domina.

Ma siamo ancora lontani dal crinale. Dobbiamo salire ancora. Ancora nella macchia, solo di tanto in tanto interrotta da qualche masso su cui si può ricompattare il gruppo.

 

Faticosissima la salita, soprattutto per il caldo che, tra scope e corbezzoli, toglie il respiro, per cui arrivati alla confluenza con il sentiero che dovevamo prender in salita, decidiamo di scendere.

Ma non prima di essersi rifocillati un pò.

La discesa è facile. La calura, seppure immersi in un tunnel di vegetazione, è forte. La sete aumenta. Le auto ci attendono bollenti. Unico desiderio a questo punto è raggiungere gli altri sulla bella spiaggia di Calvi e sorseggiare un birra fresca.

Stavolta non sbagliamo itinerario e in un batter d'occhio parcheggiamo nella pineta giusta.
I nostri amici che hanno preferito l'ozio del mare (loro sì che hanno fatto
la scelta giusta) sono lì e quasi non ci riconoscono tanto siamo stanchi e strappucchiati.

Ci sediamo al fresco di un baretto di spiaggia e ci facciamo portare un boccale (poi seguito da un secondo) di birra freddissima. Una birra corsa del tutto speciale. Fatta dalle castagne, un nome indimenticabile: Pietra. Da quel giorno la nostra birra preferita.

Dopo un pò di riposo tutto il gruppo ha passeggiato per le stradine di Calvi, salendo alla Cittadella (una vera e propria fortezza) da cui si ammirano mare e montagne.


La cittadella di Calvi vista dal mare

 


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Stefano Bugetti