G


ruppo

A


mbiente

T


rekking


Le 

T

O

  
rri  

 

Firenze

 2 Settembre 2006
Nel Gruppo più bello del mondo
 

Dal Giau allo Staulanza ( Pelmo -Dolomiti)

 


Escursione di circa 7 ore di cammino effettivo




La magica notte che precede la nostra gita: la luna illumina una bellissima pianta (protetta) di Aconitum napellus,
una ranuncolacea sporadica che sopravvive fin oltre 2000 metri, alta da 50 a 150 cm.
Dove si dimostra che le apparenze ingannano e la bellezza è pericolosa: l'Aconitum napellus è velenosissimo !

 

Escursione indimenticabile - grazie anche a condizioni atmosferiche eccezionali (giornata estiva dopo settimane di tempo incerto).

Partenza dal Passo Giau sul sentiero 436 che - dopo ripida salita - prosegue in falsopiano lungo i Lastoni di Formin fino alla Forcella Ambrizzola. Deviazione sul 467 per il Rifugio Città di Fiume dove non abbiamo preso il più comodo 472, bensì un sentiero più alto che taglia le pietraie del Pelmo - fino alla meta serale del Rifugio Staulanza, posto proprio sul Passo omonimo.

E' il primo di una due giorni che  ci condurrà dalle montagne di Cortina (Averau, Nuvolau) al Cadore in una lunga circumnavigazione del Pelmo.

E quando si dice magica, magica è: una notte di luna piena, stellatissima e fredda.

E nel grande cielo - silenziosa - vola l'aquila.

L'aquila e la marmotta.
Sono gli animali caratteristici di queste quote.

Nei prati baciati dal sole centinaia di marmotte si godono gli ultimi tepori dell'anno.

Tra poco rientreranno nelle tane e si appresteranno a un lungo letargo, ben impellicciate e grasse.

Quassù non è stato difficile osservarle (nella foto sulle pendici dell'Averau). Al nostro passaggio i fortissimi fischi d'allarme dei maschi ci hanno permesso di individuarle. Alcune si sono anche lasciate avvicinare a distanza di sicurezza.

Così belle e tranquille che fanno voglia di accarezzarle.

 

Bel gruppo. Compatto, desideroso di camminare.
Di ingoiare tutto quello spettacolo di colori e luci.

Era la prima volta che Barbara veniva sulle Dolomiti. E' rimasta a bocca aperta. Aveva sentito dire che erano belle montagne, ma quando le ha viste coi suoi occhi ...

Tutti gli altri la invidiavano ricordandosi della loro prima volta, quando anch'essi erano rimasti stupefatti scoprendo che il mondo delle favole non era un'invenzione per bambini.

 

Perciò non ci siamo dimenticati di saltare nemmeno una foto dove gli scorci ci consentivano di inquadrare una guglia o una cima (qui ancora l'Averau).
E qui, sul pianoro alla base dei Lastoni di Formin, con alle spalle il Pelmo e la forcella Ambrizzola.

Il giorno dopo, solo con la forza delle nostre gambe, saremmo arrivati esattamente al di là di quell'immenso veliero di roccia. Fantastico!

Eravamo talmente entusiasti del paesaggio e talmente infatuati dal fotografare che abbiamo perso una macchina fotografica (poi recuperata) e una gamba del cavalletto (che però, nonostante le ricerche a ritroso, è rimasto zoppo).

Dite un pò: come fareste voi a dimenticare un paesaggio così ? Fatto di lunghi silenzi, spazi immensi e guglie che non temono di pungere il cielo.

 

Come le Tofane, che emergono da boschi di larici e abeti e si lasciano ai piedi gli ultimi pascoli fino a pizzicare quella coperta trasparente e azzurra di cielo cosparsa di finissimi cirri come capelli sciolti al vento.

Anche le nubi, che pure sono arrivate nel primo pomeriggio, hanno qui una spettacolarità speciale ...

Nuvole specialissime davvero.

Osservate questo bel "fumo" che spira dal Gruppo della Civetta.

E' una nube orografica, è un tipo che si forma sulla cima delle montagne quando il terreno si riscalda a mezzogiorno (se l'argomento "nuvole" vi interessa consultate il nostro atlante delle nubi). Ci informa da che parte tira il vento in quota.

Più che altro ci piace pensare che un tempo - molto tempo fa - da queste parti fumavano dei vulcani: il gruppo dei Monzoni ne è un esempio.

Però il tempo è stato clemente: davanti a noi sereno o isolati cumuli. Alle nostre spalle, oltre la Forcella Ambrizzola e sulla Croda da Lago nubi scure gonfie di pioggia hanno certamente bagnato gli escursionisti di quelle zone.

In montagna c'è sempre da prevedere, soprattutto nelle giornate più calde, un temporale pomeridiano.

Finalmente - a lungo atteso da tutti - compare ai piedi del Pelmo il Rifugio Città di Fiume.

Due erano i sogni da realizzare al rifugio: bere una birra fredda e togliersi gli scarponi.

Obiettivi raggiunti.


 
A proposito di scarponi. Quello di Roberta (recidivo!) voleva lasciare la suola sul suolo, ma Giancarlo porta sempre con sè un cordino salvatutto e lo scarpone di Roberta ha dovuto finire la sua carriera a Firenze.

Finalmente i nostri eroi, superata la lunghissima pietraia ai piedi del Pelmo, sbucano sul Passo Staulanza e mettono la bandierina della conquista sul Rifugio omonimo.

Tanta bella fatica da smaltire in una notte, pronti, il giorno dopo, a riprendere la circumnavigazione del Pelmo fino al Venezia De Luca.

Però che bello cenare e dormire nella casina delle fate !

 

Per continuare il viaggio verso il Rifugio Venezia - De Luca intorno al Pelmo cliccare qui

 

    

Il Nuvolau e l'Averau dal Passo Giau
(in onore  alla regione di provenienza di Barbara per il suo primo incontro con le Dolomiti)