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Firenze

 8 Novembre 2008
 

In memoria di Leonardo Malevolti

 

Riportiamo in questa pagina la commemorazione del primo Presidente del Gruppo ambiente Trekking le Torri
durante il primo funerale civile svoltosi nella sede del quartiere 4 di Firenze
alla presenza di tantissimi amici e conoscenti.

I testi sono di due dei suoi inseparabili compagni di avventura (Luciano Senatori e Stefano Bugetti)
 

 

Caro Leo,

 

siamo qui con Giuliana, Luca, Stefano, per darti l’ultimo saluto, insieme a Antonia, Rosella, i nipoti, i famigliari, parenti, amici e compagni.
Non è facile pensare che non sei più con noi, non è facile oggi capire come sarà colmato il vuoto che tu lasci.La tua forza grande, il tuo carattere altero e irruento, la tua volontà, il tuo impegno, la tua arguzia, insieme alla allegria che sapevi infondere, non sono sostituibili. Sei stato severo ed esigente con i figli e nipoti ma soprattutto sei stato un buono.
Ci mancherai tanto e non sarai dimenticato.

Sono trascorsi quasi trent’anni da quando lo incontrai la prima volta al Circolo Le Torri. Aveva lasciato da poco la responsabilità di guidare il circolo, presidente socio al pari degli altri soci, ed aveva contribuito con slancio alla crescita associativa dello stesso, all’ampliamento ed ammodernamento della sede dopo che era stata semi distrutta da un incendio. Era lui presidente, quando il 23 gennaio del 1976 il Circolo fu incendiato nottetempo da teppisti fascisti. “Fra i primi ad accorrere – si legge sui giornali dell’epoca – il presidente della casa del popolo Leonardo Malevolti, assieme ai compagni della sezione e agli abitanti della zona, ha collaborato all’opera di spegnimento”. Nel Circolo ci viveva, era come una seconda casa, s’interessava alla vita che si svolgeva dentro ed ai problemi sociali del quartiere, ma gli piaceva, si divertiva a giocare a carte. Quante polemiche e quante urla intorno al tavolo della briscola o della scala quaranta, ma anche quanti amici, quanti rapporti umani. Questo era il Circolo per lui: una comunità sociale e solidale. Pochi anni prima era stato tra i promotori del comitato di protesta contro la discarica del piazzale in Via Baccio da Montelupo, e per l’illuminazione pubblica delle strade, per il trasporto scolastico, per la nuova linea ATAF, per ottenere la viabilità di attraversamento dei viali Etruria e Piombino che separavano il vecchio borgo delle Torri dai nuovi insediamenti. Quei momenti Leo insieme alla Giuliana, li affrontarono con impegno civile, talvolta con irruenza. Riuscirono a far muovere anche i più timidi e timorosi. Erano protagonisti di quella fase post sessantotto durante la quale lievitarono i grandi movimenti di partecipazione popolare, che si affiancarono alla vita delle Istituzioni pubbliche.

Così Leo si muoveva anche nel gruppo sportivo dei podisti delle Torri. Fu lui a coinvolgermi nell’organizzazione della prima staffetta podistica non stop Firenze – Amsterdam ed in quelle successive. Presidente del Gruppo Trekking il GATTO appena costituito e con pochi aderenti, riuscì con la sua la carica di simpatia, con la facilità di comunicare con tutti, con l’allegria che infondeva e con qualche litigata di troppo a far diventare il gruppo numeroso e ricco d’iniziativa.

C’è un altro aspetto che mi preme ricordare. Il suo rapporto con la politica. La politica la viveva quotidianamente partecipando alle attività, leggendo i giornali, discutendo e polemizzando con gli amici ed i compagni. Paladino dei valori dell’eguaglianza, della giustizia, della solidarietà, della pace avvertiva possibili cedimenti delle forze politiche di sinistra soprattutto se non riuscivano ad agire unite. Di fatto per lui la politica era parte integrante della sua vita. Il Leo senza politica era inconcepibile. Non perdeva occasione per domandare, proporre, talvolta provocare la discussione politica, quando si andava in bicicletta, anche con l’affanno, si finiva a parlare di politica, nelle escursioni del gruppo trekking il quarto d’ora politico era diventato, scherzando, un momento irrinunciabile. Alla politica chiedeva rigore, l’avversario politico lo combatteva a viso aperto, lui stava sempre dalla parte dei lavoratori, dei più deboli. Non sopportava le ingiustizie e le troppe mediazioni. Era così schietto genuino, di parte, e la sua parte la difendeva, quando c’era da difenderla, perché era anche critico e non tutto quello che veniva deciso nel mondo della politica lui lo condivideva e lo diceva a voce alta.

Leo è stato un operaio di talento, lavoratore attento e intelligente. Considerava il lavoro qualcosa di più di un mezzo per garantire la sussistenza quotidiana, sua e della famiglia. Il lavoro era parte integrante della sua vita. La sua cultura era piena dei valori del lavoro, e questo senso del lavoro riusciva a trasmetterlo ai figli e ai giovani che lavoravano con lui. Quando gli dissi che ero interessato alle macchine che costruivano nella fabbrica dove lavorava, gli luccicarono gli occhi, ed un giorno mi portò in officina per farmi vedere da vicino le grandi presse che lui contribuiva a costruire. Era orgoglioso del suo lavoro.

Ma soprattutto Leo amava la vita, con tutte le sue sfaccettature, e l’affrontava senza timore nel bene e nel male.

Un poema di Nazim Hikmet inizia così:

“La vita non è uno scherzo,

prendila sul serio

come fa lo scoiattolo, ad esempio,

senza aspettarsi nulla

dal di fuori o nell’al di là.

Non avrai altro da fare che vivere."

Leo era come lo scoiattolo e per la vita ha combattuto fino all’ultimo, con determinazione e coraggio, contro un male che lui sapeva inesorabile. Ha combattuto anche quando non c’era più speranza e tutti quelli che gli sono stati vicini, giorno e notte, hanno avuto l’impressione che da un momento all’altro si potesse svegliare e riprendere a vivere insieme con loro.

Leo sei stato il Leo fino all’ultimo. Così ti ricorderemo sempre.

Luciano Senatori

 

 

 

 

Sono figlio unico e non mi sono mai lamentato di questo, ma nella vita ho provato anche il piacere di avere un fratello.
Il Leo per me è stato come un fratello maggiore.
Non mi ricordo quando abbiamo cominciato ad essere fratelli, ma di certo è stato tanti anni fa quando gli anni erano meno pesanti e la mente poteva fantasticare grandi imprese e il corpo le realizzava davvero, prima nel gruppo podistico delle Torri, poi nel gruppo trekking e infine in bicicletta. 

Abbiamo goduto delle stesse emozioni e delle stesse passioni e non mi riferisco solo allo sport e al tempo libero.

Per noi era anche importante controbattere chi offende la legalità, chi si arroga il diritto di calpestare i diritti degli altri, chi si impadronisce del potere istituzionale per negare la dignità a chi non ha potere. Non correvamo per vincere, non camminavamo per fare chilometri, non andavamo in bicicletta per tagliare un traguardo. Mentre si correva o si andava in bicicletta parlavamo del mondo, di un mondo migliore, la cui speranza oggi appare sempre più lontana, sostituita da quella di un mondo crudo e impietoso, e i nostri pensieri correvano più delle gambe e i nostri discorsi si smorzavano solo quando il corpo reclamava più fiato come sulle salite più ripide.

Sognavamo forse. O forse no. Però ci sostenevamo a vicenda, come tra veri fratelli. Condividendo le stesse fatiche – correndo a piedi per mezza Europa, arrampicandoci su centinaia di sentieri di tutta Italia, pedalando sulle sterrate dalla Corsica all’Appennino – sotto l’acqua o sotto il sole cocente, di giorno e di notte, con la stessa sete e la stessa fame e infine lo stesso piacere della meta raggiunta, del meritato riposo. E sempre eravamo dalla stessa parte.

E’ stato un privilegio avere il Leo come fratello. Qualunque cosa si facesse era praticamente certo che il Leo l’avrebbe colorita con una delle sue battute. Difficile annoiarsi in gita con lui. Improbabile che si tenesse per sé quello che aveva in mente. Estroverso, diretto e pungente con tutti e specialmente con gli estranei. Credo che anche lui mi considerasse un fratello e per questo credo che abbia sempre usato un certo riguardo nei miei confronti, risparmiandomi le sue battute salaci. Perché un fratello minore in fondo si protegge. Uomo pratico, generoso, pronto nel prendere decisioni su due piedi, nel trovare immediate soluzioni a tutti i tipi di problemi contingenti, mi è stato di grande aiuto nella vita e mi ha fatto capire quanto valgano di più persone come lui rispetto agli intellettuali che parlano del mondo camminando sopra le nuvole.

E’ stato duro essere il suo medico nel momento in cui, scoperta la grave malattia, si è avuta fin da subito la certezza che non ci sarebbe stata possibilità di guarigione. Ma lui stesso, spronato e sostenuto da una moglie meravigliosa, mi ha reso più facile il compito.

Aveva voglia di vivere il Leo. Ha lottato sempre. Fino all’ultimo.

Non mangiava e non beveva più da settimane. Ma quando arrivavo io, facendo un terribile sforzo prendeva con la mano tremante il bicchiere e buttava giù l’acqua, non perché ero il suo dottore, ma perché ero il suo compagno di avventure – era come quando in salita lo tiravo e lo spronavo: forza Leo, pedala ! manca poco allo scollino ! e beveva con uno sforzo indicibile quel bicchiere d’acqua che solo a vederlo gli dava il voltastomaco perché io in quel momento ero il suo fratello e mi voleva mandare a casa contento.
A chi gli chiedeva come stava, e ormai già non parlava più, con la mano faceva un cenno breve ma chiaro che voleva dire “ non c’è male, benino” e non era vero.
No. Non ha ceduto mai. E quando me ne andavo, con la mano destra, che era anche l’unica che alla fine poteva muovere, mi stringeva forte forte la mia mano e sentivo che voleva dire: continua a pedalare, dai ! tirami ancora, che ce la faccio a starti dietro e già vedo lo scollino.

 

E’ stata l’ultima salita questa, una salita lunghissima e durissima, ma il Leo ce l’ha fatta e con grande dignità, con grande forza d’animo. Tutti abbiamo da imparare da lui.

Il Leo è il Leo e nessuno ce lo può togliere ! come ebbi a scrivere tanti anni fa raccontando la storia di un’escursione in cui ci fece morir dal ridere.

Nessuno ce lo toglierà !

 

Stefano Bugetti