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Firenze

12 Gennaio 2003

Monte Le Coste

(Tomba di Curzio Malaparte)

Montagna Pratese


  Il vento sferza senza pietà gli arbusti secchi di ginestra
e le erbe appena emerse dalla neve ondeggiano impaurite: anche l'inverno ha un suo fascino

 

Appena alla periferia di Prato, in località Santa Lucia, inizia la valle del Bisenzio che s'insinua verso l'Appennino fra la Calvana a sud e una serie di alture collinari a nord tra cui il Monte Le Coste. Sulla cima (mt. 529) una vecchia costruzione in muratura custodisce la tomba dello scrittore Curzio Malaparte (1898-1957), tant'è che il sentiero CAI n° 10 è indicato anche col nome del personaggio.

Il sentiero dedicato allo scrittore conduce ad un mausoleo eretto in suo onore e lungo il percorso sono state sistemate tavole con i suoi scritti.

L'autore di "Maledetti toscani", " La pelle", "Kaputt" espresse un desiderio: "..vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano"

Sul mausoleo di Malaparte e sulla storia della sua vita si possono rintracciare notizie qui.
 

La giornata è fredda. Appena tre giorni prima è nevicato anche a quote basse. Passata la perturbazione è arrivata la tramontana a spazzar via ogni residua traccia di vapore acqueo nel cielo.

Salendo per il facile sentiero, potremmo soffermarci a guardare la piana su cui si stendono una accanto all'altra Firenze, Prato e Pistoia.

Ma chi si ferma è perduto. Qualcuno (nella foto) eccessivamente ottimista sulla propria resistenza al freddo ha dovuto via via accettare l'offerta di altri capi di vestiario.

I guanti di chi scrive ad esempio si sono rivelati un prestito prezioso (piumino d'oca, pantaloni doppi nepalesi e sciarpone, sufficienti a 4000 metri sulle montagne hymalaiane non bastavano a 200 metri di quota e a 4 chilometri in linea d'aria dal centro di Prato).

C'è chi veste nepalese e chi indossa - con noncurante eleganza - uno spezzato in grigio: grigia la giacca, grigia la sciarpa in tinta col cappello grigio, grigi i baffi ..

Comunque l'obiettivo è lo stesso: ripararsi il più possibile dalle folate violente di tramontana.

Anche chi ha scattato queste foto ha avuto qualche problema. Quando si hanno le mani infilate in grossi guantoni si manovra male la macchina fotografica.

Dunque: soggetti infreddoliti, fotografo rappreso ... tirate voi le conclusioni.

 

Le conclusioni sono evidenti.

Foto di incappucciati sempre uguali.

A mala pena si vedono gli occhi nascosti dietro dei buoni occhiali scuri.

Lo sapete come si chiama la località ? Facile.
S P A Z ZA V E N T O. Quando si dice che le parole hanno un significato ...

Se si vuol sapere quanto e perchè fa più freddo quando spira il vento si vada alla pagina sui pericoli in montagna.

Lungo il percorso, soprattutto verso la cima, in prossimità della tomba, si trovano tavole che raccontano la vita di Curzio Malaparte e citano brani tratti dalle sue opere. In basso qualcuno si era fermato a leggerle (l'escursionismo è anche conoscenza e cultura), ma davanti a quest'ultima, a poche decine di metri dalla vetta, tutti passano alla spicciolata - come ombre - stringendo occhi orecchie mani per esporre la minor superficie possibile alla violenza del vento.
Eccoci alla tomba. Luogo ideale per fermarsi a mangiare in altri momenti. Con la mano sulla testa per non farsi soffiare via il cappello, l'altra fa in tempo a fermare sulla pellicola il pensiero di uno che aveva le idee chiare su dove voleva vivere e morire.

Non a caso, quando fu sepolto quassù una folla immensa (si parla di diverse decine di migliaia di pratesi) salì per questo sentiero ad accompagnarlo per l'ultimo saluto.

La neve. Questo misterioso oggetto della natura che all'improvviso ferma il mondo e lo avvolge in una coperta morbida e silenziosa. E lo illumina, e per un attimo nasconde la sua sporcizia, la sua fretta, la sua imprecisa e ingiusta parzialità. E tutto ricopre e rende uguale.

Ma anche quando i raggi del sole cominciano a scavarla è bella. Allora ricompaiono le forme nascoste, ancora più nitide e forti di prima a ricordarci con ansia che i bei sogni finiscono - devono finire - presto.

Dalla vetta, proprio a un passo dalla tomba di Malaparte, se vi sporgete un pò vi apparirà il fondo valle dove scorre il Bisenzio, la strada che porta a Vaiano ( e prosegue verso l'Emilia) e la ferrovia Firenze - Bologna.
Ma oggi non c'è tempo per incantarsi sui paesaggi. Dobbiamo scendere, nella speranza di trovare un luogo meno aperto, dove respirare aria calma.

Un colpo di vento improvviso ci sbalza.

Qualcuno si tiene per mano.

Maledetti toscani, che luoghi scelgono per fari seppellire!

Comunque cogliere i lati positivi delle situazioni è cosa saggia e desiderabile.

Oggi, per esempio, portiamo a casa scarponi belli puliti. Niente fango oggi!

Ogni pozza d'acqua infatti è ghiaccio. E la terra è dura come marmo.

Ma c'è dell'altro. Scesi di quota troviamo un pendio al sole dove soffermarsi per il pranzo.

Da non crederci: un freddo boia ma niente vento. Come si fa a lamentarsi quando si è fortunati !

E mentre si era lì sparsi fra gli alberi a mordere fette di pane col prosciutto e schiacciate all'olio, è sbucato sul sentiero sottostante un tale in bici da montagna, lui pure tutto infreddolito, che per la sorpresa s'è dovuto fermare.

Dopo un attimo di indecisione, dopo aver deciso che la nostra presenza (una trentina di persone infrattate tra gli alberi non si vedono tutti i giorni) non era un'allucinazione, è ripartito tranquillo.

E finalmente volgiamo alla conclusione.

Le macchine debitamente portate a La Briglia ci attendono, comode, calducce, riposanti.

   

La cartina di riferimento (su cui si è elaborato il percorso) è a cura delle:

EDIZIONI MULTIGRAHIC - Firenze
APPENNINO TOSCO EMILIANO
FOGLI 23-24

La mano indica la vetta del Monte Le Coste e la tomba di Malaparte.

L'escursione non presenta alcuna difficoltà.

Dislivello salita/discesa: 500/400 mt.

Chilometri 10   ore 3.30 (soste escluse)

 


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Stefano Bugetti