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Firenze
3 OTTOBRE 2010

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Portovenere e l'isola Palmaria

 

Anello di 6,2 chilometri percorribile in poco meno di 3 ore per 280 mt. di dislivello.



Dopo le Dolomiti è toccato ad un altro luogo protetto dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità:
nel 1997 la Palmaria, Portovenere (sopra) e le 5 Terre sono entrate a far parte del ristretto numero di quei luoghi
speciali e significativi per la loro bellezza.



(al momento sono 44 i siti italiani protetti Unesco, in tutto il mondo sono 830 suddivisi in 138 Paesi)

In realtà l'isola è un luogo quasi abbandonato (prima era occupato dai militari):
gli abitanti "fissi" sono 40 anche se - specialmente d'estate - sono migliaia coloro che
vi soggiornano almeno per un giorno (la ricettività è pressappoco nulla).

 

La strada che da La Spezia conduce a Portovenere è molto stretta. Nei mesi estivi i pullman turistici devono parcheggiare un paio di chilometri prima di Portovenere. Noi siamo potuti giungere col pullman fino al paese ma solo per il tempo di scendere.

Sulla cartina la traccia GPS del nostro percorso, compreso quella registrata sul traghetto che in cinque minuti dal porticciolo di Portovenere trasporta i visitatori alla spiaggia del Terrizzo (dove c'è uno dei due ristoranti/bar dell'isola).


 

Il tracciato GPS proiettato sull'immagine satellitare di Google.

La maggior parte del percorso si svolge nel fitto bosco di macchia mediterranea ( qualche tratto attrezzato con corde).

Cliccando qui sarete proiettati sulla pagina di Wikipedia dedicata alla Palmaria piena di notizie e approfondimenti (consigliata).
 

La mappa dell'isola fotografata su un cartello a Cala del Pozzale.
I tratti più impegnativi sono tratteggiati.
Conviene fare il giro in senso orario poiché la salita è distribuita in modo più graduale. A metà percorso è possibile tornare al punto di partenza per strada asfaltata che taglia l'isola in due passando per la sua sommità.
Se si completa il giro attenzione all'ultimo tratto: la discesa (qui a sinistra) è ripida e scivolosa con il fondo bagnato (questo è stato il nostro caso, per via di una leggerissima pioggerella: il tratto comunque è segnalato come "sentiero difficile").
Il tracciato altimetrico. Solo 280 metri di dislivello con tratti di salita e discesa brevi ma ripidi.
Sbarcando si ha la netta impressione di trovarsi in un'isola che pur facendo parte del Nord Italia (Liguria) non è stata conquistata dal fascino leghista.
L'isola del Tino a poche centinaia di metri è disabitata ma assai affascinante meta per turisti più abbienti.
La primavera e l'autunno sono le stagioni migliori per visitare la Palmaria. D'estate fa troppo caldo e c'è troppa gente.
Dai pochi affacci verso il mare aperto si scorgono pareti verticali di roccia che affondano nell'acqua. Numerose le grotte.
Ma non sempre tutto è stato così bello alla Palmaria: nel 1968 fu data ll'autorizzazione a costruire un palazzo di 7 piani proprio di fronte a Portovenere. Uno sfregio. Intervenne la magistratura a bloccare la costruzione ma fino al maggio 2009 uno scheletro di 30 metri faceva "bella mostra" di sè  sulle rive dell'isola.
Adesso l'ecomostro  - ribattezzato lo "Scheletrone di Palmaria" - è stato abbattuto (qui a destra il momento dell'esplosione) e noi non ci siamo accorti di niente, ma la storia è storia e dovrebbe insegnarci qualcosa.

La foto è tratta da questa pagina: visitandola potrete capire come sono andate le cose.

Poiché alla fine dell'escursione rimane molto tempo a disposizione è d'obbligo una visita accurata di Portovenere, un luogo veramente incantevole amato da poeti e pittori tra cui Lord Byron che qui abitò nel 1822 dedicandosi alle lettere e al nuoto.
La costa che conduce alle 5 Terre è uno spettacolo (si veda anche l'immagine di fondo pagina), ma ...
 

... ma proprio sotto i piedi di quella splendida figura di donna c'è la Grotta di Byron - chiaramente indicata per i turisti con tanto di percorso protetto che porta fino alla grotta - che inauditamente è sporca all'inverosimile di bottiglie di plastica e oggetti vari scaraventati dalle mareggiate ben prima dell'estate.

Il commento di tutti i visitatori è di sdegno: basterebbe un paio di persone e una barca e in poche ore si potrebbe ridare dignità al povero Byron e alla sua grotta.

Già nel 2003 - durante un'escursione da Portovenere a La Spezia attraverso Biassa e Pegazzano (si veda cliccando qui) - rimanemmo sconvolti dal terribile stato (una vera discarica) in cui era stata ridotta una stupenda valle e anche allora lanciammo un grido di dolore per il poeta.

E' evidente che lui amava questi luoghi, ma questi luoghi hanno inteso solo sfruttare il suo nome.

 

Ci siamo fatti un'opinione, confortati anche dal cartello appeso sulla parete di una casa in un viuzza di Portovenere: non abbiamo nulla da invidiare ai "nordici" quanto a rispetto dell'ambiente e civiltà. E questo basti. Però, peccato !