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Firenze


 

PERICOLI  UMANI SOGGETTIVI

PERICOLI NATURALI OGGETTIVI:
 
DIRETTI e INDIRETTI


La nostra prima fonte di pericolo siamo noi stessi.

Se siamo abituati a vivere in città, certamente avremo un'alta percezione dei pericoli che sono propri della città (per esempio quelli legati alla circolazione nelle strade). 
Ma su un sentiero ripido o su un ghiacciaio quella abilità ci servirà a ben poco. 
Occorreranno invece alte capacità di previsione sull'evoluzione del tempo atmosferico, sull'orientamento e sullo stato di stanchezza o lucidità nostra o dei nostri compagni.

Durante un'escursione bisogna avere gli occhi ben aperti e osservare ciò che ci circonda, è opportuno lasciarsi tempo e spazio sufficienti per prendere le decisioni giuste (al limite quella di tornare indietro), è fondamentale non sottovalutare la natura, né sopravvalutare l'uomo.

La maggior parte del rischio di incidente si elimina ancora prima di partire, con una buona pianificazione della gita:

  • Quali condizioni meteo si prevedono?

  • Chi partecipa alla gita?

  • Quali sono i dislivelli, le pendenze, i punti difficili?

La restante parte del rischio si elimina quando si giunge sul luogo dell'escursione:

  • Il terreno è innevato? Vi sono pericoli di valanghe? 

  • Il tempo sta peggiorando in modo visibile?

  • Vi sono elementi che fanno temere ( sentieri franati, ghiaccio ...)?

  • Le condizioni fisiche dei partecipanti sono realmente buone?

  • C'è qualcun altro sul nostro percorso?

  • Chi c'è sopra? Chi c'è sotto?

  • Vi è pericolo di caduta sassi?

  • Cosa c'è sopra? Cosa c'è sotto ?

Il pericolo maggiore è insito nella natura umana: l'istinto imitativo e associativo.

L'istinto imitativo ci suggerisce: "Se vanno loro, possiamo andare anche noi ...", senza aver valutato che fra "loro" e "noi" ci possono essere delle differenze di capacità fisiche e tecniche notevoli.
L'istinto associativo ci suggerisce:
"Se stiamo tutti  vicini, siamo più sicuri ..."
quando ciò è invece pericoloso in corso di temporali o quando il manto nevoso è instabile e c'è pericolo di valanghe e bisogna distanziarsi.

Allenarsi quindi a diffidare del proprio istinto "di gregge"!

La montagna è un ambiente che l'uomo ammira ma conosce poco. Storicamente infatti sono stati propri i suoi pericoli che hanno fatto preferire all'uomo le valli e le pianure come luoghi in cui vivere stabilmente.

In larga parte i pericoli sono legati a eventi meteorologici
Si possono distinguere in:

diretti    se agiscono direttamente sull'escursionista

indiretti se agiscono dopo aver provocato mutamenti nell'ambiente e sul terreno
.

PERICOLI DIRETTI

La quota

L'alta quota di per sé condensa una serie di pericoli: l'intensità del freddo e del vento può causare ipotermia e congelamenti, che si prevengono con indumenti indossati a strato. Importante proteggere le estremità (mani e piedi) poiché laddove il sangue di norma arriva già con difficoltà, il freddo - che causa un'ulteriore vasocostrizione - può causare principi di congelamento. 
Oltre i 4000 metri (ad esempio sulle montagne himalayane), l'ossigeno è molto ridotto e c'è il rischio del mal di montagna (forte cefalea, nausea, vomito, stato confusionale, vertigini) dovuto a un edema cerebrale che può essere mortale: si previene evitando di salire oltre i 300 metri di quota al giorno. Sempre oltre quote del genere c'è rischio di edema polmonare, dalle conseguenze altrettanto gravi dell'edema cerebrale.

La visibilità

La visibilità ridotta (spesso ridotta nell'arco di pochi minuti) così frequente in montagna mette a dura prova la capacità di orientamento dell'escursionista. La nebbia, specialmente se cala su un pendio innevato, disorienta e cancella ogni tipo di segnale. Su terreno non innevato la nebbia rende umide e scivolose le rocce, può ghiacciare sul terreno, provocando anche pericoli indiretti.

Per ridurre i rischi da nebbia:

  • Partire presto la mattina
  • Regolare l'altimetro alla partenza e ad ogni punto riconoscibile su cartina, registrare l'andamento barometrico
  • Osservare cielo e terreno memorizzando tutti gli eventuali punti di riferimento che emergono dalla nebbia, individuare tali punti su cartina
  • Non esitare a tornare sui propri passi se si ha la sensazione di aver perso l'orientamento

Il freddo

Può essere molto freddo anche a quote basse. Si tratta di un fattore che contrasta con la necessità del corpo umano di mantenere una temperatura costante tra i 36 e i 37 gradi centigradi. Gli indumenti, indossati a strati, producono delle sottili camere d'aria che avvolgono il corpo dell'escursionista e impediscono al freddo dell'aria di raggiungere il corpo. 
Ma c'è un limite al freddo cui ci si può esporre. Limite sia oggettivo, uguale per tutti gli esseri umani, che soggettivo, tipico per ciascun individuo (soggetti più o meno "freddolosi") a causa di un diverso livello di funzionamento metabolico e circolatorio.

Si perde calore più in fretta ...:

  • se è ridotto o assente l'isolamento: se con la mano nuda tocchiamo una roccia fredda, ben presto le dita si raffreddano
  • se per l'attività fisica si comincia a sudare e il sudore inzuppa gli indumenti (sensazione di "acqua gelata", ben avvertibile sul dorso quando, dopo una lunga salita, ci si toglie lo zaino per una sosta): si riduce l'isolamento dato dagli straterelli di aria calda tra un indumento e l'altro e la temperatura corporea si abbassa (comparsa di brividi, contrazioni muscolari come "battere i denti"per controbattere il fenomeno)
  • se egualmente gli indumenti si bagnano di pioggia 
  • se si è magri: il grasso forma uno strato naturale contro la perdita di calore
  • se il volume corporeo è piccolo (bambini)
  • se si è poco allenati
  • se si è stanchi

Quando la temperatura del corpo scende sotto i 35 gradi, compare l'ipotermia (diminuzione della pressione arteriosa, perdita di coscienza fino, se la temperatura scende ancora, alla morte). 
Lesioni da freddo alle estremità (mani, piedi, orecchie, naso) con morte dei tessuti che li formano (congelamenti) possono verificarsi e portare a mutilazioni.

Il vento

Il vento che investe il corpo dell'escursionista porta via lo strato d'aria calda a contatto con la pelle e accelera fortemente il processo di raffreddamento. Più aumenta la velocità del vento più la pelle si raffredda.
Esistono delle tabelle per calcolare il freddo generato dal vento, dati i valori della sua velocità e della temperatura dell'atmosfera: in rosso le temperature che espongono al rischio di congelamento

temperatura reale

velocità del vento km/h

4 -1 -7 -12 -18
24 -5 -13 -21 -28 -35
32 -7 -16 -23 -31 -39
40 -9 -17 -26 -34 -42
48 -11 -19 -28 -36 -45

Un esempio:

  • l'escursionista parte da Firenze dove ci sono 5° C
  • l'escursione si svolge sulla cresta del Pratomagno a 1500-1600 metri di quota
  • la temperatura locale prevista si aggirerà dunque sui -10° C (nei primi 1500 metri la temperatura scende di circa 1°C ogni 100 metri, oltre i 1500 diminuisce di 0,5 °C)
  • poniamo che sulla cresta tiri vento forte (circa 50 km./ora)
  • la temperatura soggettiva avvertita dall'escursionista sulla cresta sarà di circa -30/-35°C

Poiché il rischio di congelamento compare con temperature inferiori a -30°C, in questa ipotetica escursione, che si svolge in una giornata invernale apparentemente non freddissima (+5°C in pianura), il vento costituisce un vero pericolo. E' quindi opportuno valutare, ancora prima di iniziare la camminata, se si è sufficientemente attrezzati (guanti, cappello, giaccone) per affrontare la gita.

Oltre a causare più freddo, il vento rende più faticosi i movimenti e ostacola la respirazione. Perciò rende più impegnativa l'escursione. Se il vento è forte i disagi fisici si traducono poi in una sofferenza psicologica.

Può essere utile conoscere una classificazione dell'intensità del vento per regolarsi di conseguenza.
Questa è la classificazione di
Munter, specifica per la montagna. 

La classificazione comprende: 

  • il grado (1,2, 3..) 
  • l'intensità (debole, moderato ...) 
  • la velocità (km/ora) 
  • gli effetti visibili (ciò che accade intorno all'osservatore)

VENTO

1 DEBOLE (fino a 18 km/h) Un fazzoletto si muove appena, nessun effetto sulla neve, si avverte il vento sul viso.

2 MODERATO (18 – 36 km/h) Il fazzoletto si tende, la neve si solleva e forma cumuli, nessuna sensazione di fastidio.

3 FORTE  (36 – 60 km/h) Il vento si fa sentire, si muove il fogliame, fremito del bosco, fischi, bastoncini da sci e cavi tesi vibrano, accumuli di neve di notevole intensità, se l'aria è molto fredda il vento è doloroso, rischio di congelamenti alle estremità già a –10°C, indispensabile usare indumenti che non fanno passare il vento.

4 MOLTO FORTE (60 – 90 km/h)  E' difficile procedere contro vento, la neve sulle vette e le creste viene sollevata, i rami degli alberi vengono spezzati, possibili congelamenti a partire già da –5°C.

5 FORTISSIMO ( oltre 90 km/h) Progressione in posizione eretta molto difficile. Occorre interrompere ogni ascensione.

La sensazione di freddo che dà il vento può nascondere un improvviso aumento della temperatura che, dopo una nevicata abbondante, mette a rischio di valanghe.

I temporali

I temporali sono precipitazioni improvvise causate da particolari tipi di nubi (cumuli congesti e cumulonembi), nubi isolate che crescono rapidamente in verticale. Ogni escursionista dovrebbe essere in grado di riconoscerle per la frequenza con cui danno luogo a piogge improvvise a metà giornata sulle montagne nella stagione estiva. Per imparare a riconoscerli vi inviamo alle nostre pagine sulle nuvole.

Il pericolo principale del temporale è la scarica elettrica (fulmine). Per gli accorgimenti da tenere in caso di temporale vi inviamo alla nostra pagina meteo.

La luce

La montagna è il luogo dei raggi ultravioletti, che non sono percepiti dall'occhio, ma colpiscono egualmente la retina. Il fenomeno è importante soprattutto se i raggi sono riflessi da neve o ghiaccio. E' possibile che gli occhi, se non protetti, subiscano una congiuntivite che si manifesta 6-12 ore dopo con forte dolore oculare e intolleranza alla luce. Un paio di buoni occhiali da sole previene il problema.

La luce solare può provocare ustioni sulle parti esposte del corpo. Usare creme protettive per il viso e le labbra.

PERICOLI INDIRETTI

Si tratta dei pericoli che sono conseguenza dei fenomeni meteorologici.

Valanghe

Un improvviso aumento della temperatura destabilizza il manto nevoso e può causare valanghe. 
La conseguenza del disgelo incrementa il normale rischio di
scariche di sassi
.

Il ghiaccio

Un'improvvisa diminuzione della temperatura può gelare la brina, la neve e formare lastroni di ghiaccio. Attenzione a dove si mettono i piedi specialmente al mattino presto in giornate serene. Evitare di camminare sul bordo esposto del sentiero. Portare il peso del corpo sulla parte esterna della suola del piede a monte. Usare un bastone come appoggio e come attrezzo per scolpire nel ghiaccio un passaggio più sicuro.

Superfici bagnate

La pioggia, anche se breve, bagna il terreno rendendo scivolose sia le rocce che l'erba
Occorre molta prudenza nello scendere su rocce lisce inclinate e per pendii erbosi. 
Particolarmente scivolose le pietre coperte da muschio sul bordo o in mezzo ai torrenti.
E' preferibile comunque mettere il piede su una pietra dove scorre l'acqua piuttosto che su una che luccica perché coperta da un velo di ghiaccio.
 

 

 

 

 

Atlante delle nuvole

La pagina METEO
Il trekking in pratica