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Firenze

21 Aprile 2002

Portofino - Rapallo - Zoagli

 

L'escursione non può che iniziare dalla piazzetta di Portofino, che dà direttamente sul piccolo porto naturale, rifugio sicuro delle barche dei facoltosi proprietari delle ville immerse nel parco di Portofino. 
Probabile però che ville e barche non bastino, visto che si sta ottenendo di ridurre la superficie del parco.
"La vita è fatta a scale, c'è chi scende e chi sale". 

Potrebbe sembrare un'allusione ai ricchi ospiti di cui abbiamo fatto cenno or ora (quelli che hanno salito le scale - del potere e della fortuna - sono qui, per gli altri, quelli che sono scesi, qui non c'è posto). 

Sui sentieri della riviera ligure le scale non sono affatto metaforiche.

Cominciano subito. E non finiscono mai.

Di condomini neanche l'ombra. A dire la verità disturberebbero un paesaggio così sereno e intimo, fatto di piccole insenature, pochi metri di spiaggia sassosa  protetta da pendii ripidissimi.

In coincidenza con la nostra escursione anche il Presidente del Consiglio è qui. Il presidente marinaio porta in barca alcuni ospiti rumeni e nei bar i giornali di qui lo mostrano sorridente mentre promette che anche la Romania (dopo Russia e Bulgaria) entrerà nella Nato. A quando Cuba ?

Il clima della riviera è piacevole. 

E' sempre un pò autunno quando da noi è già inverno.

E' sempre un pò primavera quando da noi è ancora inverno.

E quando è primavera davvero, qui è  più primavera che nell'interno.

I fiori parlano di giornate piene di sole tiepido, suggeriscono luce, orizzonti larghi, piccole brezze.

Condizioni così favorevoli hanno generato non solo risorse (la produzione e il commercio dei fiori), ma una vera e propria cultura.

Guardate la grassa e generosa fecondità della terra. Racchiusa in un piccolo vaso, ma coltivata con amore da qualcuno oltre le tende della finestra appena chiusa, riversa sulla piazza la chiassosa ed esibizionista voglia di essere al mondo. 

Così un semplice geranio diventa l'interprete principale di una piazzetta.

E non finisce qui. Ovunque profumi e colori diversi. Che si protendono alla luce calda e ci confondono, come se non sapessimo più riconoscerli.

Ecco il ponte di Annibale, un ponte medievale. Una volta serviva per superare un torrente che non passa più di qui. Oggi è chiuso.

Trasformato, anche lui, in fioriera.

Ecco il primo colpo d'occhio su Rapallo. Appare improvviso da un cancello che s'apre su un sentiero chiuso tra due muri.

L'antico castello. Un tempo simbolo di assalti, scontri, paure. Oggi elemento decorativo. Niente di meglio della suora appoggiata sul fusto di cannone per sottolineare l'inutilità dello strumento di guerra.
E mentre la bandiera sventola alta per segnalare al "nemico" di chi è Rapallo, qualcuno si gusta tranquillo tranquillo una pizza in compagnia guardando in faccia il sole.

Ma a Rapallo non finisce certo la salita. 

Numerose signore s'ingegnano a indicarci la strada giusta per Sant'Ambrogio (sul percorso ufficiale s'è abbattuta una frana) e alla fine la troviamo per davvero. Basta guardare in alto ...

 

Rapallo appare così dalla Chiesa di Sant'Ambrogio.

Qui finiscono le lamentele dei nostri escursionisti: ora sarà tutta discesa.

Ma scendendo ci colpisce questa scena. 

Sotto strada un vecchio (a occhio più che ottantenne) sega tronchi di legno per il fuoco del prossimo inverno. Niente di strano.

Ma guardate che attrezzo usa: una vecchia sega fatta scivolare avanti e indietro centinaia di volte con la forza delle braccia. E guardate che catasta!

L'ultimo Robinson Crusoe che ci sia capitato di vedere.

 

All'improvviso su un muretto appaiono vasi di ceramica con diverse ricette di cucina.

Come questa - gli "spaghetti del pirata" - che evoca, al di là delle fortezze e dei cannoni, un dato di fondo: è più facile fare la pace a tavola.

Zoagli dall'alto. Strada, ferrovia, spiaggia. Tutto raccolto in un respiro di terra.

Una vigilessa gentile ci aiuta ad acciuffare il nostro pullman (la strada stretta rende difficile la sosta e l'imbarco).

Ciao mare.

alla mappa del percorso

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Stefano Bugetti