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Firenze

5 Ottobre 2008
 

Croce del Pratomagno (mt. 1600)

 



Posto a 1375 mt. di quota sulla "panoramica" che da Secchieta conduce a Quota,
il ristorante " Da Giocondo" si propone come punto di partenza e arrivo (per l'ora di pranzo)
per numerose escursioni sul Pratomagno

Con partenza dal ristorante ( località le Ceraie tel. 368 469499, per la storia si legga qui) si effettuano due percorsi: uno breve che transita per il Rifugio Buite ( km. 7) e uno più lungo (km 11 e mt 330 di dislivello) che all'altezza del Rifugio prosegue e  raggiunge la cresta del Pratomagno, tocca la Croce a 1600 mt di quota e e si ricongiunge all'altro a 1 km. dal punto di partenza.

Nella carta a sinistra in giallo il percorso più lungo (in verde la strada panoramica, in rosso la strada che attraverso un breve traforo conduce in Valdarno).

Nel complesso un percorso facile (di circa 3 ore).

Qui a fianco il profilo altimetrico. Nonostante l'apparenza i primi 5 chilometri presentano un dislivello molto modesto, dapprima a scendere e poi, incrociato il torrente Teggina (che scorre verso Raggiolo e poi confluisce in Arno dopo Poppi), in salita.

Qualche tratto ripido dopo la deviazione del rifugio Buite.

Il percorso non è per larga parte segnato.

La mattina si presenta soleggiata ...
... ma appena giunti sul luogo le nuvole si aggrumano sulla punta del Pratomagno e, spinte dal vento, si dirigono verso il Casentino dove incontrano una corrente contraria che le deforma - quasi arricciolandole - in buffe forme contorte.
Una parte degli escursionisti risale da Cetica - dove ha pernottato. Gli altri giungono in auto da Secchieta lungo la strada sterrata (detta "panoramica"). Il ricongiungimento alla deviazione per i Bagni di Cetica.
L'ultimo sole disponibile per la giornata esalta i colori luminosi dell'autunno a contrasto con le nuvole sempre più oscure e minacciose. Temperatura invernale.

 

Sotto alcune immagini da cui si deduce l'estensione fantozziana della nuvolosità: sia il Casentino a est che il Valdarno a ovest sono baciati da un bel sole.

In pratica siamo sotto un cappello nero. Tuttavia il paesaggio è egualmente affascinante.

Attraversata la faggeta (bella e nel periodo giusto ricca di funghi) si esce allo scoperto sui prati del crinale seguendo il sentiero 00 CAI.

In alto a sinistra si dovrebbe scorgere la croce in ferro se non fosse avvolta dalle nuvole

Ancora lontana alcune centinaia di metri comincia a intravedersi la struttura della croce
Tira un forte vento e alcuni tirano di lungo.

Qualcuno vuole toccare il punto più alto del Pratomagno giusto per una foto ricordo in cui però tutti appaiono di color grigio scuro intabarrati nelle giacche a vento e confusi nelle microscopiche gocce in sospensione della nube.

La croce fu innalzata nel 1928.

Da ragazzo il nostro Luciano Senatori vi si arrampicò e fece sventolare sulla cima la bandiera della pace.

Mentre perdiamo quota in fretta inizia a nevischiare.

Una giumenta gravida (mucche e cavalli vivono e pascolano liberi quassù) rosicchia la poca erba seccata dalle precoci gelate notturne di questo inizio d'autunno.

Il nome Pratomagno (grande prato) deriva dalla presenza di una vasta zona sommitale disboscata dall'uomo in tempi lontani per creare pascoli d'altura nella stagione estiva.

 

Indi la valle, come 'l dì fu spento,

Da Pratomagno al gran giogo coperse

Di nebbia, e 'l ciel di sopra fece intento

Sì, che 'l pregno aere in acqua si converse.

La pioggia cadde, e a' fossati venne

Di lei ciò che la terra non sofferse;

E, come a' rivi grandi si convenne,

Ver lo fiume real tanto veloce

Si ruinò, che nulla la ritenne.

 

  Dante - Purgatorio Canto V 

 

Il maltempo sulla cima del Pratomagno deve essere un evento abbastanza frequente se anche Dante Alighieri lo sperimentò al punto da citarlo nella sua Divina Commedia.
Scendendo il nevischio si trasforma in pioggia, ma in breve siamo al ristorante.

I tavoli fuori sono deserti, ma dentro c'è un bel calduccio e ci attende una tavola imbandita.

Menù delizioso e a buon prezzo.

Ai tempi di Dante non c'era. Alla faccia di chi ci ricorda che si stava meglio quando si stava peggio.

Dicono che a tavola non si invecchia. Certo è che si tratta  di un momento di piacevole condivisione. La degna conclusione di una passeggiata.
In attesa del caffè, qualcuno si scalda al camino (indovinate chi dei tre è il cassiere ...)

 

Durante l'escursione in giornate soleggiate si possono ammirare i bellissimi paesaggi del Valdarno e del Casentino