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Firenze
17 Maggio 2015

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Rosa, rosae ...
(visita al Roseto Fineschi e anello a Cavriglia)

 

Il Roseto Fineschi a Cavriglia (http://www.rosetofineschi.it/) possiede 6500 varietà di rose.
Apertura alle 9.00. Un paio d'ore per la visita (le rose erano all'apice della fioritura).

Adesso vedrete una carrellata di fiori, ma alla fine ci saranno delle sorprese
(perché nel roseto non ci sono solo rose ...)

Profumi e colori. Talmente tanti che è quasi impossibile soffermarsi su una sola rosa.

Lasciamo le rose e dedichiamoci per un istante all'astrattismo

Quello che avete visto sopra è il fondo di una borraccia riempita di acqua "frizzante".
E il quadro che vedete qui sotto chi l'ha dipinto?

Con l'immagine seguente vi diamo un aiutino... Sì, siete vicini a indovinare. Sembra un Missoni, invece è ...

... un pavone. Nel Roseto ve ne sono quattro a spasso per i vialetti.

Terminata la visita facciamo un salto al paese di Cavriglia per un caffè.

L'ingegno dell'uomo non serve solo per inventare bellezze naturali.
C'è qualcuno che apprezza un altro genere di creazioni ...

Poco oltre Cavriglia comincia l'escursione nella zona di una vecchia cava
(
tracciato disegnato su carta digitale mtbitaly su progetto OpenStreetMap)

Fa caldo, molto caldo, e Italo ha inventato un cappellino di fortuna per Annamaria ...

Il bosco ribolle di vita: su un rametto spezzato per osservarne l'aspetto si scopre
 un bruco lungo 2 centimetri che cammina, anzi corre " a molla" avanti e indietro.

Qui è arrivato all'estremità e sta cercando un appiglio per andare avanti
(la testa è a destra)

... e poiché non lo trova si volta e torna indietro

Ma sono gli esseri minuscoli che oggi approfittano di una lente macro:
questi due sono più piccoli dell'unghia di un mignolino
ma hanno una struttura complessa come quella di una Harley-Davidson

Le ginestre sono composte da migliaia di fiorellini gialli.
Scommettiamo che non avete mai visto per davvero il fiore "isolato" della ginestra
mentre si crogiola al sole come questo ?

Infine la rosa canina, la comune rosa canina.

Da vicino appare come un vaso pieno di luce
e verrebbe voglia di entrarci dentro a prendere il sole come sulla spiaggia

Ma la giornata è così memorabile che l'occhio del vostro racconta storie
cade su una pietruzza (7 x 5 cm.) in mezzo a mille altri sassi su una ripida scorciatoia (480 mt. di quota)

E subito scatta un'immagine in memoria: una selce lavorata dall'uomo primitivo.
Una rapida ricerca sulla rete sembra confermare
che si tratti di un "raschiatoio" dell'età della pietra appunto.

In questa zona della Toscana gli uomini arrivarono 100.000 anni fa
e per migliaia e migliaia di anni la pietra era il loro unico strumento "tecnologico".

Se non fossero sopravvissuti, noi non saremmo qui a raccontarvi questa storia
( e neanche voi ci sareste ...)

POST - SCRIPTUM

Due giorni dopo siamo andati al Museo di Preistoria di Firenze (ingresso dalla Biblioteca delle Oblate)
per confrontare il nostro reperto con quelli del museo.

In primo luogo abbiamo scoperto che la pietra non è selce ma diaspro rosso.
Inoltre - per la similitudine di altri reperti (anche meno appariscenti del nostro) -
parrebbe essere un "raschiatoio" risalente al Paleolitico Medio e precisamente di epoca Musteriana
( che va da 120.000 a 30.000 anni fa )

Sotto alcuni reperti "litici" di tale periodo ritrovati all'Elba e contenuti nel Museo

Sotto: il nostro "raschiatoio", evidente la somiglianza con quelli soprastanti