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Firenze

20 Maggio 2006
Alto Mugello
 

La Valle dell'Inferno (Firenzuola)


Escursione andata/ritono di 17 - 18 km
( 6 ore di cammino effettivo )




Escursione lunga - ma non faticosa - lungo il torrente Veccione e poi risalendo il Rovigo
fino alle cascate delle Sette Fontane in un castagneto secolare

 

Muniti della cartina Multigraphic (fogli 25/28) si inizia a camminare da Moscheta (posto tappa della GEA - Grande Escursione Appenninica - da non confondersi con l'omonima società di procuratori del calcio attualmente sotto inchiesta .. ehm ).

E' impossibile sbagliare percorso se si evitano le deviazioni per Giogarello e il sentiero 741.

Attenzione: dopo abbondanti piogge non si riesce ad attraversare il Rovigo a poche centinaia di metri dalle cascate (ma merita egualmente fare il percorso che costeggia il torrente !)

La stagione si fa bella.

Fra i "mezzi propri" con cui si effettua il trasferimento, oltre alle auto, cominciano a spuntare anche le due ruote (però al mattino presto fa ancora freddino - provare per credere...)

La gita inizia sotto un cielo nuvoloso poco promettente.

Poi un gran vento ci accompagna per tutto la giornata. Piega le fronde e rumoreggia tra le cime dei castagni, ma non disturba il cammino e spazza via il cielo.

Arriva il sereno.

Moscheta è anche il paradiso di chi ama andare a cavallo.

In lontananza si nota l'imbocco della Valle dell'Inferno, una gola  scavata dal torrente Veccione, coperta da bei boschi e solcata a mezza costa dal nostro sentiero, ben curato e con pochi saliscendi.

Nei tratti più esposti, specialmente all'inizio, il sentiero è ben protetto.
Raramente - come qui - la vegetazione ostruisce un pò il passaggio. Siamo alla Casa del Diavolo, come è giusto si chiamino i resti di una secolare abitazione nelle Valle dell'Inferno.

Da qui si gode un panorama stupendo.

Abbiamo il tempo per riflettere sulla vita di infinite fatiche e lunghissimi silenzi di chi doveva abitarci fino a cinquanta sessanta anni fa.

Proseguire evitando la deviazione per Giogarello ( a meno che non si voglia andare a stupirsi con la vista di enormi e vecchissimi castagni, che producono abbondanti raccolte di marroni, buoni per fare delle caldarroste di gran qualità)

Giunti al torrente Rovigo, lo si risale su un sentiero quasi pianeggiante che corre sempre a pochi metri dall'acqua - acqua limpidissima che spumeggia e canta tra i massi di pietra serena.

Il ritorno è per la stessa via dell'andata.

Si verifica un problema: la suola della scarpa di Roberta vorrebbe essere lasciata nella Valle dell'Inferno. Ma il guardaroba di Giancarlo è sempre ben fornito (avete bisogno di bastoncini, cappelli, magliette asciutte, coltellini, pile, sistemi antivipera ? chiamate Giancarlo ...)

Ecco dunque a cosa serve un buon cordino.

Di questa gita non si possono dimenticare i giganteschi castagni.
Chissà quante generazioni di uomini hanno visto passare ai loro piedi !